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La figura del
polveriere è tipica di San Martino sulla Marrucina e rispecchia appieno le
caratteristiche di questa gente e della sua terra. Il periodo dei polverieri
inizia(ma forse è addirittura precedente) nella seconda metà del 1500 e
giunge a ridosso della Seconda Guerra Mondiale, ovvero alla metà del 1900
quando per la prima volta in oltre un millennio la cittadina viene presa con
la forza, dato che era una delle poche dell’intera provincia a restar per
secoli e secoli libera da invasori. Il polveriere è una figura alquanto
complessa e difficile da definire in poche righe: era un mercante scaltro,
era un soldato difensivo formidabile se doveva difendere la sua cittadina e
la sua gente, era un valente artigiano che sfruttava le poche risorse che
aveva unendole alle proprie conoscenze. Nessuno sa con certezza come la
ricetta della polvere pirica giunse a San Martino, forse portata da un
monaco assegnato all’antichissima abazia che qui sorgeva. Di certo c’è
che quanto vi giunse, venne subito migliorata e montenuta per secoli
segreta, tramandata solo di padre in figlio e all’interno della comunità di
San Martino. Allo stesso modo venivano tramandati gli utensili per la sua
lavorazione: il maglio, il martellino realizzato esclusivamente in legno e
che non doveva avere parti metalliche e la pila, il masso dove la polvere
veniva battuta per la lavorazione. E ogni polveriere aveva la sua grotta
scavata lungo il pendio di San Martino che guarda alla Majella, il più
boscoso e selvaggio. La ricetta segreta era formata da zolfo, salnitro( una
muffa che cresce naturalmente nelle grotte di San Martino sulla Marrucina) e
carbone di vite, la pianta sacra della comunità, che dava uva per sfamarsi,
vino per dissetarsi e il carbone dei tralci della potatura per realizzare la
polvere da sparo. Le famiglie dei polverieri vivevano principalmente nel
centro storico dato che erano per lo più povere e non avevano appezzamenti
di terra da coltivare. La fame e la conoscenza della ricetta segreta le
portarono a sviluppare un segreto complesso di grotte scavate nella collina
della cittadina e nascosta alla vista degli estranei, insieme ad un sistema
di vedette che impedivano alle truppe borboniche, ai finanziari e agli
stranieri di sospettarne l’esistenza. Anche perché i peggiori nemici erano
proprio le forze dell’ordine, dato che i polverieri erano dei veri e propri
contrabbandieri. Piu’ volte vi furono scontri a fuoco tra le forze
dell’ordine e i polverieri, con un assedio durato quasi un anno nel 1700, ma
mai la cittadina fu presa e i polverieri annientati. La polvere pirica
prodotta poteva così essere venduta in tutta la provincia e anche molto
fuori regione, sino alla Campania, tanto si spostavano a dorso di mulo i
polverieri per vendere la loro mercanzia. La polvere da sparo veniva
utilizzata infatti in massima parte per scopi agricoli, per sgretolare
grandi massi presenti nei fondi agricoli o per ridurre in ciocchi i grandi
tronchi di albero. Il polveriere era un mercante molto risoluto e la sua
forza consisteva nella merce stessa che vendeva: la polvere era il suo mezzo
di sostentamento economico ma anche la sua difesa. Ecco perché quando alla
fine del 1700 le truppe napoleoniche cercarono di prendere San Martino
furono ricacciate da quel piccolo borgo che aveva misteriose ed ingenti
scorte di polvere. Quest’ultima unita alla combattività dei
sanmartinesi, aveva salvato il paese dalla razzia. Ed ecco perché i briganti
che nel 1800 depredavano tutti i paesi intorno a San Martino risparmiarono
sempre quest’ultimo, temendo la rappresaglia dei polverieri. Quest’ultimo
era un tipico sanmartinese, come ancora oggi sono gli abitanti della
cittadina: orgoglioso del suo piccolo paese, testardo, scaltro, ospitale ma
tremendamente ostile se si minaccia la sua libertà. E il polveriere era
legato alla sua cittadina visceralmente: era un figlio della sua terra come
la vite che da sempre in questo paese cresce e prospera amata e rispettata e
che insieme alla ricetta segreta della polvere pirica per secoli preservò il
bene maggiore di San Martino e dei sanmartinesi: la sua libertà. |
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Il primo libro
scritto su San Martino sulla Marrucina non poteva parlare che dei
polverieri. Una storia particolarissima di gente semplice, un piccolo
paesino al centro dell’Abruzzo che riesce a mantenere la sua libertà grazie
ad una ricetta segreta e alla sua vite. Edito da uno dei migliori editori
del centro Italia, Menabo’ Edizioni di Ortona,la storia unica di una
cittadina unica. Scritta da Marco Pantalone in collaborazione con Mauro di
Federico e Mammarella Carlo, realizzato grazie all’aiuto
dell’amministrazione comunale di San Martino sulla Marrucina e dell’azienda
vitivinicola “Masciarelli Vini Pregiati” di San Martino sulla Marrucina.
Prefazione di Gianni Masciarelli, miglior produttorevitivinicolo
d’Italia nel 2004 per Gambero Rosso e Slow Food. Nelle migliori librerie
Per informazioni sul libro scrivi a:
sanctimartini@libero.it |
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La prima opera
teatrale dedicata alla storia dei polverieri di San Martino sulla Marrucina,
rappresentata dalla sezione giovani dell’A.C.M., l’Associazione Culturale
Martinese, sezione teatro. La storia di come un padre polveriere lavori
duramente la polvere pirica, salvandosi dai pericoli per garantire un
matrimonio dignitoso alla propria figlia, futura sposa. Una storia
divertente ricca di veri aneddoti. Scritta(nel 2002) e diretta da Elsa
Masciarelli, con le scene e i costumi di Zulli Aquilino, Di Federico Pino e
Adorante Angelo. Oltre 30 rappresentazioni nel primo anno, uno speciale
televisivo a livello regionale per una storia ben scritta e particolare. Da
vedere. |